Claudio Zapparoli
ARGENTINA E ISLANDA: COME USCIRE DALLA CRISI
di FRANCESCO MONTANINO
Rimini – E’ partito ieri sera il summit della MMT (Modern Money Theory) in programma in questo fine settimana al Pala 105. L’evento fortemente voluto dal giornalista Paolo Barnard (che ha trovato un’ampissima risonanza soprattutto sui social network, sui motori di ricerca e su tantissimi blog ma che è stato incredibilmente e vergognosamente censurato come al solito da certa stampa italiota), vedrà la partecipazione di alcuni illustri economisti americani (Auerback, Parguez, Black, Hudson e Kelton) che in questa intensissima due giorni illustreranno le loro ricette economiche per provare a tirare fuori dal baratro anche il Bel Paese.
Circa duemila i presenti (provenienti praticamente da ogni angolo della Penisola) accorsi ad assistere a questo importante evento (soddisfatti e sbalorditi gli stessi organizzatori che non si aspettavano tale affluenza di pubblico) a conferma che, nonostante l’assordante silenzio dei media di regime, Internet si dimostra ancora una volta essere lo strumento migliore per far circolare anche e soprattutto quelle informazioni ritenute scomode dal potere costituito.
In particolare, c’è di che essere davvero sconcertati sullo scarso rilievo dato a questa importante manifestazione dalla stampa e dalle televisioni, considerata la delicatezza ed anche la rilevanza degli argomenti dibattuti. Dimentichiamo però che siamo in Italia, e fanno assai più presa negli strati più ignoranti della popolazione, purtroppo le “farfalle” di Belen, le partite di calcio o i sermoni di “predicatori” (strapagati come sempre dai cittadini-schiavi di questo sistema) come Celentano ed affini.
Tornando ai temi trattati nella due giorni riminese, sono il ripudio del debito pubblico e la ritrovata sovranità monetaria (oltre che legislativa) il piatto forte proposto da questi economisti post-keynesiani, per risolvere la gravissima crisi economica che ormai attanaglia da troppo tempo tantissimi paesi, e da cui non sembra vedersi una via d’uscita.
Solo Argentina ed Islanda allo stato attuale infatti hanno seguito le indicazioni della MMT, prendendo nettamente le distanze dalle istituzioni monetarie internazionali ed avviando una nuova fase di sviluppo per le rispettive economie, segnalate ormai in forte ascesa da diverso tempo a questa parte. Contrariamente invece ai tristi e drammatici scenari europei, in cui come ben si sa i poteri forti e le massonerie mondiali hanno distrutto e portato in pratica al collasso paesi come la Grecia (ormai ridotta alla fame ed alla disperazione) ed inflitto un durissimo colpo ad un sistema (quello basato sulla moneta truffa chiamata Euro), ormai modellato ad uso e consumo dei capricci del cancelliere tedesco, Angela Merkel.
Non sono mancate nel corso della presentazione del summit, bordate rivolte da Barnard ai sindacati (“conoscono e sanno benissimo la verità, ma non stanno facendo assolutamente nulla per impedire lo scempio che si sta compiendo”) ed ai partiti politici definiti “incapaci, inetti ed arroganti”, oltre che da parte degli stessi economisti che a turno non hanno lesinato certo durissimi apprezzamenti nei confronti anche di Obama, di Draghi ed infine dell’Euro etichettato come “strumento di schiavitù ed oppressione da parte di un’èlite finanziaria senza scrupoli che ha distrutto ogni parvenza di democrazia esistente nel Vecchio Continente”.
A questo post non sono mancati i commenti di persone pro o contro, quelli contro sempre con le loro assurde tesi ed opinioni disfattiste, tese a soffocare sul nascere ogni speranza di possibili soluzioni risolutive, cieche anche di fronte all'evidenza comprovata di Argentina ed Islanda.
Claudio Zapparoli
LA PRESSIONE FISCALE IN ITALIA
di GIORGIO CALABRESI
La pressione fiscale in Italia ”e’ una delle piu’ alte del mondo. Secondo le ultime analisi della Banca mondiale, sommando tasse e contributi, la pressione sulle imprese lambisce il 70%, a quota 68,5%. A puntare il dito contro la zavorra fiscale e’ il presidente della Cna Ivan Malavasi nel suo intervento all’assemblea annuale della confederazione artigiana e Pmi. Eppure ”non e’ finita qui. Nel 2012 con l’Imu l’imposizione sugli immobili produttivi e’ destinata a raddoppiare” dice Malavasi aggiungendo che le tasse sono ”il fronte su cui le imprese rischiano la sconfitta”. Non serve un’ideona per uscire dalla crisi, afferma Malavasi citando il titolare dello Sviluppo economico Corrado Passera seduto in platea. ”Serve un’idea-Paese che metta al centro le piccole imprese” e’ la ricetta del presidente degli artigiani della Cna per il governo e la politica. Serve una ”buona politica” che definisca gli obiettivi strategici sui quali muoversi nei
prossimi 10-15 anni e sui quali concentrare le poche risorse dice Malavasi parlando ai leader politici presenti, Bersani, Alfano, Casini. Ne’ rinuncia a un focus sulle piccole imprese, quelle che – dice – rischiano di piu’ e portano vanto al nostro miglior Made in Italy.
”Negli ultimi 4 anni abbiamo perso quasi 90.000 pmi artigiane, oltre il 20%. Ben 250 mila posti di lavoro in meno. Si tratta di un numero enorme, pari a venti volte quello dei dipendenti dell’Ilva” sottolinea ancora il presidente degli artigiani che parla di posti di lavoro e lavoratori ”invisibili, perche’ fuori dal campo visivo dei media e delle istituzioni”. Intere filiere stanno scomparendo, trascinando nel baratro l’indotto e le comunita’ territoriali che attorno ad esso ruotano.
prossimi 10-15 anni e sui quali concentrare le poche risorse dice Malavasi parlando ai leader politici presenti, Bersani, Alfano, Casini. Ne’ rinuncia a un focus sulle piccole imprese, quelle che – dice – rischiano di piu’ e portano vanto al nostro miglior Made in Italy.
”Negli ultimi 4 anni abbiamo perso quasi 90.000 pmi artigiane, oltre il 20%. Ben 250 mila posti di lavoro in meno. Si tratta di un numero enorme, pari a venti volte quello dei dipendenti dell’Ilva” sottolinea ancora il presidente degli artigiani che parla di posti di lavoro e lavoratori ”invisibili, perche’ fuori dal campo visivo dei media e delle istituzioni”. Intere filiere stanno scomparendo, trascinando nel baratro l’indotto e le comunita’ territoriali che attorno ad esso ruotano.
Manifattura, costruzioni e terziario avanzato sono i settori con il piu’ elevato numero di addetti per impresa, con i maggiori investimenti in tecnologia, innovazione, formazione, con la piu’ alta capacita’ di produrre ricchezza. ”Paradossalmente – dice – sono proprio le imprese che hanno rischiato, investito, scommesso ad avere oggi maggiori difficolta”’. Nonostante cio’, ”lo slalom quotidiano per la ricerca di credito bancario e’ drammatica”. I finanziamenti all’artigianato si sono ridotti di oltre 7 punti in un anno. Piu’ di un terzo delle nuove richieste di credito rimangono senza risposta.
Positivo invece il giudizio di Malavasi sulle risposte giunte da Passera. ”Bene l’impegno sui Confidi, cosi’ come l’attenzione sulla proposta Cna per un’Agenzia delle imprese, bene anche la proposta di una compensazione sui redditi per le imprese che aumentano i volumi di export. Il clima e’ cambiato – ha detto Malavasi – mi pare si cominci a capire che cio’ che e’ buono per le Pmi e’ buono per il Paese”. Convinti loro… ma l’impressione è che si voglia vedere positivo laddove c’è poco da vedere. E soprattutto di sperare interventi risolutivi dalla stessa politica che è la principale responsabile della drammatica situazione in cui versano gli artigiani e le pmi del l’ex Bel Paese.

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